Meditazione sul dolore fisico

buddhismo

Meditazione sul dolore fisico

Questa meditazione è sul dolore fisico, su come possiamo affrontarlo tramite la meditazione e la visione profonda.  

Potete trovare l’audio della meditazione su SoundCloud (gratuito). Altre meditazioni disponibili alla pagina sulle meditazioni guidate.

Il dolore, fisico e mentale, è una parte importante della nostra vita. Tutti abbiamo provato dolore e tutti ne proveremo ancora, è un meccanismo salutare del nostro corpo per avvisarci che c’è qualcosa che non va, ma talvolta questo meccanismo eccede i suoi scopi e la quantità di dolore che riceviamo ci rende addirittura difficile vivere bene la nostra vita. Questo è tanto più vero per chi ha dolori cronici, o malattie che si accompagnano a forti dolori.

L’oggetto di questa meditazione sarà un dolore o un fastidio presente nel nostro corpo. Innanzi tutto, proviamo a metterci in una posizione comoda. Ci si può sedere, su un cuscino o su una sedia, o anche sdraiare. L’importante è che la posizione che assumiamo sia la più comoda per noi, anche in piedi va bene. Possiamo chiudere gli occhi, o tenerli socchiusi se preferiamo.

Portiamo ora l’attenzione sul respiro. Spesso il dolore ci fa contrarre il corpo e quasi automaticamente il nostro respiro diventa corto, frammentato. Nei momenti di maggiore dolore possiamo addirittura smettere di respirare. Non è semplice rendersi conto di questi meccanismi automatici, ma ora proviamo a sentire il nostro respiro. Proviamo a respirare appieno, con regolarità, avvertendo l’aria che entra e che esce dal corpo. Seguiamo il respiro per qualche momento. Portare l’attenzione sul respiro cambia la nostra percezione del dolore? Percepiamo in modo diverso il nostro corpo? Manteniamo al tempo stesso l’attenzione sul respiro, vediamo se il dolore lo fa cambiare.

Grazie al respiro, possiamo portare l’attenzione su altre parti del corpo dove non c’è il dolore. In questo modo la nostra mente non sarà più piena di quella sensazione dolorosa, che andrà sullo sfondo. Se c’è una parte che fa male, ce ne sono altre dove non avvertiamo dolore: portiamo l’attenzione su di esse e vediamo se in questo modo possiamo gestire meglio il dolore.

Pensiamo che il dolore sia “il nostro”, che ci appartenga, ma se guardiamo a come possiamo spostare l’attenzione dalla zona dolorante a un’altra zona non dolorante ci accorgiamo che il dolore non è nostro, non è una cosa che ci definisce, ma è una cosa che semplicemente è presente, non è la nostra. Possiamo anche accorgerci che la nostra attenzione, sul dolore o lontana dal dolore, non sta soffrendo il dolore, vi è qualcosa di noi che non sta soffrendo, anche se tutto il corpo soffre, la mente che osserva non soffre.

Portiamo ora l’attenzione sul dolore. Spesso quando c’è dolore in una zona del corpo, ci irrigidiamo, come forma di difesa, con il risultato che il dolore diventa ancora più forte e si allarga ad altre zone del corpo. Proviamo a respirare come se l’aria potesse arrivare proprio nel punto di massimo dolore, inspirando ammorbidiamo il punto, espirando portiamo via la tensione. Anche se all’inizio questo aumenta la sensazione di dolore, non evitiamolo, ma accogliamolo con gentilezza nella nostra coscienza.  Respiro dopo respiro, possiamo lasciare andare le tensioni intorno al punto del corpo dove vi è dolore, fino ad arrivare ad un nucleo.

Se abbiamo abbastanza stabilità nell’attenzione, possiamo osservare quel dolore, altrimenti spostiamo l’attenzione su un altro punto del corpo. Se lo osserviamo, proviamo a vedere come è il dolore: è sempre presente?  è sempre uguale? dove è precisamente? Respirando, osserviamo con cura. Portiamo ancora l’attenzione sul fatto che la coscienza che osserva non ha dolore, la coscienza non è dolore. Se portando l’attenzione del dolore questo aumenta, significa che non stiamo portando l’attenzione in modo corretto: in questo caso, spostiamo l’attenzione sulla parte opposta di dove avvertiamo il dolore.

Proviamo ora a guardare con attenzione il dolore: esploriamo la differenza tra il dolore fisico e la sofferenza psicologica che si aggiunge a quel primo dolore. Osserviamo il senso di rabbia, di ingiustizia che avvertiamo perché stiamo provando il dolore: rendiamoci conto che non è colpa nostra se c’è dolore, né di nessun altro, semplicemente il dolore c’è. E’ una cosa normale, è il risultato dell’avere un corpo, come l’avere malattie, invecchiare e, alla fine, morire; non dipende da una nostra scelta, né potrebbe essere altrimenti. Ma spesso al dolore aggiungiamo ulteriore dolore perché pensiamo che sia ingiusto soffrire. Con la meditazione possiamo, respiro dopo respiro, osservare questi meccanismi e se ci sono riconoscerli come fantasie, fantasie che aggiungono dolore e non ci aiutano.

Se non riusciamo a portare l’attenzione direttamente sul dolore, proviamo ad avvicinarci, spostando l’attenzione da una parte del corpo senza dolore sempre più vicino alla parte dove il dolore si manifesta.  Respiro dopo respiro, con gentilezza, prudenza, coraggiosa pazienza.

Il dolore non è nostro, semplicemente è. C’è il dolore, ed è proprio in quel punto. Noi non siamo il dolore, il nostro corpo non è il dolore, la coscienza che vede il dolore non è e non ha dolore. Il dolore, il corpo e la coscienza sono tre oggetti diversi. Finora li abbiamo visti tutti insieme, come fili che si sono avvolti l’uno con l’altro, ma ora possiamo provare a districarli, pian piano, con l’aiuto del respiro, a riconoscerli separati.  

Possiamo vedere il corpo, osservandolo nelle sue parti.

Possiamo vedere il dolore, quando è presente.

Possiamo vedere che c’è una coscienza che vede il corpo, che vede il dolore, e che non è né corpo né dolore. Se osserviamo un dolore psichico, potremo renderci conto che la coscienza non è nemmeno la mente.

In questo modo possiamo provare dolore, ma non farci possedere da esso.

Continuiamo la meditazione per qualche altro respiro ancora, fino al suono della campana.

 

Citazioni dal Dhammapada

83

Chi è virtuoso è libero.

Non indulge a discorsi futili

sui piaceri dei sensi.

Prova sia gioia che dolore

ma nessuno dei due lo possiede.

 

412

Grande è l’essere

che ha trasceso

i vincoli del bene e del male

che è purificato

e libero dal dolore.  

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