poesie


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E quando è pioggia fitta
Sul sax soprano, sul jazz leggero
E quando le mani si bagnano
   di fatica, d’eccitazione
Allora puoi, guardando fuori
   dal finestrino nascosto nell’acqua
Guardando dentro, curiosando
  la vita degli altri
Puoi toccare le luci
   rosse delle auto
   rosse delle labbra
E sentire e capire perché
E sorridere a tempo
   finalmente a tempo.

tatuaggioCorrimano d’acciaio, immagine riflessa
translucida e transposta
ci si aggrappa salendo
mentre con gli occhi registra l’intorno
un seno appena trattenuto, un tatuaggio

su un piede, un libro aperto con foto
che nessuno comprerà, il caldo che pian piano
esce dalla finestra
e in cambio odori nuovi
odori della notte

ma non cambia l’indeciso
tocca tutti i libri
copertine bellissime, titoli rutilanti
promesse di magia, avventura o forti
emozioni: la morte, la ricerca
come questa che va da nessuna parte
in apparenza
però i passi non sono più casuali

lo vedi che torna, li annusa
ormai sono pochi i libri che mira
ne prende uno, lo tiene
poi indeciso è lento a poggiarlo
e con l’occhio è già tornato
all’altro
è una battaglia tra pochi
pochi misteriosi libri
chissà quale
rimarrà ancora misterioso dopo
talvolta due pagine e delusione

ma ora eccolo, due libri
e gli occhi finalmente liberi
e senza saperlo, sorride
a se stesso che ha scelto, ad una ragazza che lo guarda
come fosse anche lui copertina
ma non sa di avere un titolo
e così
va via
leggendo pagine, e pagine
e pagine di libri

mancando il bel piede tatuato
che sceglie ancora
e anche lui
va via.

camelia

Poggiata sulle colonne del tempio
entrare in te
all’irrompere della luce
aperta tra le offerte
profumo della magnolia.

1 luglio 2002

Segni

lago
Guarda! Quei segni lasciati
sul vetro, lasciati nel cuore
scolpiti dai ricordi
incessante altalenare del ghiaccio
del desiderio,
ricreati un po’ diversi
più staccati ogni volta, graffiati
come le strisce – sulle rocce
è l’acqua, è il tempo
spaccati dal Sole
rumori al freddo della sera, incostanti

quei segni che sembrano te
ma invece
lontano e rigido si portano il tempo
scosso
dalla nebbia poco romantica della montagna
piena di paura, senza appigli
andare e non vedere nemmeno quei fiori
sbocciati oggi, solo per oggi,

e poi aver cura
non dei segni
ma dei passi ben lenti
salita leggera, sulla roccia, e la cresta
a vedere quel che c’è
un limpido vuoto
che ti avvolge, che è in te
e non deve leggere, né capirli,
i segni
per essere vuoto, e limpido, e te.

Luce

Benaglia

A piedi nudi
sulla spiaggia
lungo
il vestito, e nero
e la sabbia
asciutta, e il vento
e il cielo
il vento pulisce
stelle
stelle di Orione
Pleiadi solenni
non quanto i piedi
a passi lunghi
respiri
lunghi del cielo.

Cade
dal nodo di stelle
luce
oscilla, si poggia
sul vestito, e scompare
e su di te, e rimane luce
solamente, il corpo chissa’
luce serena
nodo ormai sciolto
luce nell’acqua
del mare
viola e cangiante
e le onde e i suoni
e il vento
passano
e la sabbia, e le risposte
la stanchezza
passano
grappolo di stelle
vertigine del nulla

e luce che va
sui sassi, sulla lava
spenta solo fuori dal ricordo
tra gli alberi, va
vagando leggera
nella piazza, nella calma
di Orione più alto
della luce che si incontra
del giorno che viene
del corpo che ritorna
sulla sabbia
e il vestito
che lo saluta ancora
mentre il mare sorride
al giorno nuovo che è.

18 novembre 2000

Pioggia e strada

Buddha

Acqua, nella strada
strada spaccata, pozze
che si aprono, saltano
le gocce, innumeri e gli odori
si alzano
di terra, di menta
di pioggia, solerte
e acqua, e il lampione
giallo, e gialla
la luce
sul nero spaccato
sul catrame.

Le piante
qui in alto
lasciano andare
qualche fiore, qualche
odore, di salvia e lavanda
di timo e valeriana
achillea sublime senza fiori
non più
lasciano andare
alla pioggia
è un cambio
silenzioso.

Dentro, fuoco
lontano
va su
dalla strada
arrotonda
e scompare
non guarda la pioggia
ma in sé
e le gocce
e gli odori
gli alberi, asfalto
e fuoco
si lasciano
in pace
si lasciano andare.

14 novembre 2000

Aqua

mandala

Flessibile, caliginosa, certo mia
aqua, viridis sine motu sed
declamante a lungo quando,
dall’esistenza quasi offeso, volgo
occhi capelli emistichi
ad altre sfere, homo novo per cogitatione
resoluto con alma trepida fra questa
aqua
quae est in
leggibile discesa
in pozze di petali raccoglitori di luce
petali di tulipani
eloquenti
nelle selve d’orgasmo.

Angelo

angelo

Come se fosse angelo
conobbe il liquefarsi dei segni.
Poi sopravvisse — è vero,
ma alcuni dicono
di averla vista camminare
lenta
sul fiume nero
che non muta.

Sentierotto vago

earth

Non privo di villana beatitudo
che sale
incerto perde spesso
il senso; e viene e lo lascia
sentiero che salde non ha molte
le tracce dovrebbero mostrare
forse manca la fine
il luogo
si perde il segno che guida
quando riappare non si può
dire se
lo stesso ancora.
Sale
fine beatitudo ancora.

riguardo il cavaliere (povero) al cammino

cavallo in corsa

Del fiero cimiero è la chiusa che svela
agli inesperti del gioco del fato
il trepido parlar, l’insana cosa
e bella come il camminar sul ghiaccio,
il piccolo rumore che fa se passa
anch’egli meditando sul da farsi,

la cosina diteggiata sulla tastiera liscia
di violona appesa a contatto
non ruvido, ché scivola se vuole,
della spada, ancorotto del mondo,
fresco nell’aria appena domata
dalla luce

e sentirlo quando parla, la luna
scomparendo sull’albero laggiù, dove rimbomba
la voce e il passo e quant’altro
non ci dice, sapendo bene l’arte del narrare,
indubbiamente,
ora che dice
si vede e si capisce
il riso del cavaliere
povero. E non dispiace.

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