Archive for August, 2008

L’altra sera ho visto un vecchio film di Michelangelo Antonioni, “L’Avventura”, del 1960.

E’ un magnifico film in bianco e nero, dalla fotografia (di Aldo Scavarda) semplicemente fantastica: ogni inquadratura aveva il valore di una foto in quanto tale.

La storia è piuttosto semplice: un gruppo di persone su una barca, giovani e ricche  si ferma su un’isola vulcanica, ma al momento di partire, una delle ragazze non si trova più. Il resto del film è sulla ricerca di Anna, questo il suo nome, un po’ per tutta la Sicilia. Alla ricerca vanno il suo amante/fidanzato e la migliore amica di lei, Monica Vitti giovanissima e splendida. Anna era incerta sui suoi sentimenti per il suo amante Sandro, e questo rimane per un po’ sospeso sulle immagini, sulle ragioni della scomparsa.


Il film è tipico di Antonioni, molto lento, molto visuale. In qualche modo, celebra la dimenticanza, quella che viene prodotta dal fluire della vita. Così le persone progressivamente le dimentichiamo, come succede ad Anna, che è  inizialmente lo scopo della ricerca, poi la donna di cui si teme il ritorno, per poi finire del tutto dimenticata.

In un certo senso, il film è anche l’allontamento dalle persone per perdersi nei luoghi. L’isola di Lisca Bianca è quasi un personaggio a sé, come poi la barocca Noto. Le rocce vulcaniche, rimarcate dal bianco e nero della fotografia, rendono ancora più aliene le persone, in particolare aliene a loro stesse.  E già la ricerca ne viene influita: si guarda blandamente dappertutto, ma senza convizione, come se si stesse su un non-luogo che rende inutili gli sforzi di volontà.

All’inizio, poi, vediamo un gruppo, poi sempre più persone isolate…

Alcune cose piacevoli del film: di fronte ad una osservazione di Giulia come “Una volta le isole Eolie erano vulcaniche”, un altro personaggio risponde con “Sei così didascalica…”. Sfido chiunque a ricordare l’ultima volta che ha usato o sentito questo termine nel linguaggio parlato! :-)

C’è anche un certo sentore di inquietitudine, intorno al personaggio dell’amante di Anna, che a volte mostra un carattere strano, ribelle, deviante, come quando getta per gioco una boccetta di inchiostro su un disegno, e sfida poi il giovane autore. O quando, alla fine, si perde nelle braccia della femme fatale, in modo del tutto inutile. Però è un sentimento inutile, poco usato nel film, che rimane come una sorta di rumore di fondo.

Ed anche l’amore di Claudia/Monica Vitti per Sandro/Gabriele Ferzetti è strano, inconsistente, senza una ragione. Anche questo rumore di fondo.

Alla fine, quello che rimane, sono le rocce dell’isola, e i monumenti un po’ sbrecciati di Noto. Un film così classico, che alla fine lascia un gusto da fantascientifico post-bomba. E l’immagine finale, statica, immobile, è dominata non dalle persone, ma dall’Etna pieno di neve - bello e pericoloso.

Assolutamente da vedere.

gatto con ragazza

Guarda le mani, fissa gli occhi
pronto alla fuga se li apri
salta di sasso in sasso
fermo di fronte a te
per un minuto, e uno ancora
e alla fine, cauto ma non del tutto
ti salta in grembo
finalmente soddisfatto!

foto da di Strawberrymaya su Flickr

tatuaggioCorrimano d’acciaio, immagine riflessa
translucida e transposta
ci si aggrappa salendo
mentre con gli occhi registra l’intorno
un seno appena trattenuto, un tatuaggio

su un piede, un libro aperto con foto
che nessuno comprerà, il caldo che pian piano
esce dalla finestra
e in cambio odori nuovi
odori della notte

ma non cambia l’indeciso
tocca tutti i libri
copertine bellissime, titoli rutilanti
promesse di magia, avventura o forti
emozioni: la morte, la ricerca
come questa che va da nessuna parte
in apparenza
però i passi non sono più casuali

lo vedi che torna, li annusa
ormai sono pochi i libri che mira
ne prende uno, lo tiene
poi indeciso è lento a poggiarlo
e con l’occhio è già tornato
all’altro
è una battaglia tra pochi
pochi misteriosi libri
chissà quale
rimarrà ancora misterioso dopo
talvolta due pagine e delusione

ma ora eccolo, due libri
e gli occhi finalmente liberi
e senza saperlo, sorride
a se stesso che ha scelto, ad una ragazza che lo guarda
come fosse anche lui copertina
ma non sa di avere un titolo
e così
va via
leggendo pagine, e pagine
e pagine di libri

mancando il bel piede tatuato
che sceglie ancora
e anche lui
va via.

fiori2

Sto facendo delle prove per mettere immagini e foto nel post.

Questi fiori così semplici non dànno l’idea della freschezza? :)

Fiori

Stanotte, complice il caldo, ho finalmente terminato l’ennessimo giallo… Einaudi, collana Stile libero, Anne Holt, “Quello che ti meriti” .

copertina

Diciamolo subito: uno dei gialli più brutti letti negli ultimi anni, e la delusione è ancora più cocente perché l’Einaudi sta pubblicando cose veramente eccellenti, come i gialli della Fred Vargas (eccezionali!), le cose un po’ hard boiled di Marc Behm o quelle surreali di Michel Faber (in realtà, anche la Vargas è surreale… sarà un nuovo genere, il “surreal noir”?).

Questo giallo invece è drammatico. Come ormai quasi tutti i libri pubblicati, la tecnica di scrittura non è affatto male. Complici i corsi di scrittura creativa, non c’è autore che non abbia la capacità di costruire un capitolo, intervallare le solite due storie discontinue che si riuniranno solo alla fine, mettere qua e là degli spazi di approfondimento intimo di un personaggio… l’aspetto di superficie è valido, senza dubbio. Che poi sia assolutamente la stessa tecnica di altri diecimila autori, non importa, ma tant’è…

Il problema è il contenuto, che qui non c’è proprio. Giocando sull’effetto “colpo allo stomaco” della trama, dove le vittime sono bambini, il resto è un drammatico vuoto.

I due personaggi principali, un poliziotto ed una ricercatrice, sembrano due dementi incapaci di qualsiasi azione: non riescono né a capire nulla di quello che succede, né ad agire comunque in modo da avvicinarsi alla soluzione del caso. In tutto il libro c’è un languore di possibile rapporto tra i due, che però non si riesce a concretizzare; per di più, il poliziotto viene presentato come un vecchio, per poi scoprire che ha 45 anni! Ohibò, se a 45 anni sono vecchio, potevate avvisarmi! :-)

La ricercatrice, poi, non sfodera mai nessuna tecnica, nessuna idea… in realtà, in tutto il libro il suo contributo è prossimo allo zero, su entrambi i casi su cui sta lavorando. Se il livello della ricerca norvegese è questo, l’Italia può tirare un sospiro di sollievo! E poi, personaggi abbozzati e poi dimenticati (come la bambina rapita all’inizio), l’anziana ministeriale che vuole rispolverare il caso (ma non ci può parlare per più di 15 minuti, altrimenti muore - o forse l’autrice non sapeva cosa altro fargli dire). E la ricercatrice, che dovrebbe anche insegnare all’università, ma non ha mai un corso, un laureato… ma cosa insegna? :-)

La conclusione, che è opportuno non svelare, è una delusione completa. Credo che il calcolo delle probabilità che avvenga quanto descritto sia ridotto all’infinitesimo, ed è quasi necessaria per riuscire a ricondurre le fila dei (due) racconti - una sorta di conclusione deus ex machina senza la quale ci sarebbe voluto un secondo volume per tentare di scovare una conclusione, solo con personaggi più astuti di questi, che non saprebbero trovare chi ha rubato la marmellata.

Un paio di punti del libro che ho trovato interessanti per capire meglio la cultura norvegese: ad un certo punto la nostra coppia del millennio (investigatore+ricercatrice) si chiede se un giudice potesse essere corrotto, e la risposta è che no, in Norvegia non è possibile che qualcuno si faccia corrompere…. sarà, sarà senz’altro vero che la corruzione non raggiunge vette come le nostre, ma che nessuno mai e poi mai… sembra uno spot pubblicitario. E il garantismo incredibile, ai limiti (superati) dell’idiozia e del dolce far nulla… e tutti che si dànno del tu, anche in situazioni formali come un interrogatorio di polizia o un contatto con un’anziana di 90 anni… chissà se è la traduzione, ma in genere Einaudi sceglie ottimi traduttori.

Spaccati di un mondo alieno, che non mi attrae molto, anzi, visto così mi sembra una specie di Disneyworld laccata al naturale.

La conclusione è facile: sebbene ci sia un’ondata di gialli dal nord, evitate accuratamente quelli di Anne Holt perché, qualunque cosa abbiate fatto “Quello che ti meriti” non ve lo meritate!

mare

Musica rossa lungo la schiena
blu elettrico entrando nella danza, in noi
e là fuori
il mare nebbioso, la Villa e i suoi alberi
riflettono
le mani intrecciate
i passi e i baci
nel gioco antico di stelle
e allegria.

Notte, vento fresco che rende l’attesa piacevole, passaggio a livello.

E poi un treno che arriva con fragore, e le luci dei finestrini che si vedono dietro le canne del terrapieno su cui passa. Prima si vede a tratti, la luce solamente quasi, e poi nitido passando davanti a me. E poi più nulla. Di nuovo il silenzio.

E quando si alza il passaggio a livello, non viene nemmeno voglia di ripartire.

lago
Lago dalla superficie sottile
vento e sole si sciolgono nell’acqua
suono armonico, nascita gentile
ametista che si apre, colore che va
lago che cambia immutato.

api

Odore aspro dell’aceto
rocce sbriciolate tra i piedi
salire silenziosamente, portato
dal vento, madhukar ebbro di polline.