Archive for August, 2008

albero

Graffio sulla collina
argilla scoperta
madre di nuovi fiori.

3/7/2002

coralli

E le donne coralline rosso-sorridono
affondate nel mare, lambite dal
fuoco di barche di resina-pino.
Sotto le mani, né fuoco né acqua,
suono del presente

3/7/2002

anfiteatro

Dopo aver recitato solenni
nell’anfiteatro all’aperto
pioggia scrosciante sulla pietra.

7/7/2008

camelia

Poggiata sulle colonne del tempio
entrare in te
all’irrompere della luce
aperta tra le offerte
profumo della magnolia.

1 luglio 2002

Segni

lago
Guarda! Quei segni lasciati
sul vetro, lasciati nel cuore
scolpiti dai ricordi
incessante altalenare del ghiaccio
del desiderio,
ricreati un po’ diversi
più staccati ogni volta, graffiati
come le strisce – sulle rocce
è l’acqua, è il tempo
spaccati dal Sole
rumori al freddo della sera, incostanti

quei segni che sembrano te
ma invece
lontano e rigido si portano il tempo
scosso
dalla nebbia poco romantica della montagna
piena di paura, senza appigli
andare e non vedere nemmeno quei fiori
sbocciati oggi, solo per oggi,

e poi aver cura
non dei segni
ma dei passi ben lenti
salita leggera, sulla roccia, e la cresta
a vedere quel che c’è
un limpido vuoto
che ti avvolge, che è in te
e non deve leggere, né capirli,
i segni
per essere vuoto, e limpido, e te.

Luce

Benaglia

A piedi nudi
sulla spiaggia
lungo
il vestito, e nero
e la sabbia
asciutta, e il vento
e il cielo
il vento pulisce
stelle
stelle di Orione
Pleiadi solenni
non quanto i piedi
a passi lunghi
respiri
lunghi del cielo.

Cade
dal nodo di stelle
luce
oscilla, si poggia
sul vestito, e scompare
e su di te, e rimane luce
solamente, il corpo chissa’
luce serena
nodo ormai sciolto
luce nell’acqua
del mare
viola e cangiante
e le onde e i suoni
e il vento
passano
e la sabbia, e le risposte
la stanchezza
passano
grappolo di stelle
vertigine del nulla

e luce che va
sui sassi, sulla lava
spenta solo fuori dal ricordo
tra gli alberi, va
vagando leggera
nella piazza, nella calma
di Orione più alto
della luce che si incontra
del giorno che viene
del corpo che ritorna
sulla sabbia
e il vestito
che lo saluta ancora
mentre il mare sorride
al giorno nuovo che è.

18 novembre 2000

Pioggia e strada

Buddha

Acqua, nella strada
strada spaccata, pozze
che si aprono, saltano
le gocce, innumeri e gli odori
si alzano
di terra, di menta
di pioggia, solerte
e acqua, e il lampione
giallo, e gialla
la luce
sul nero spaccato
sul catrame.

Le piante
qui in alto
lasciano andare
qualche fiore, qualche
odore, di salvia e lavanda
di timo e valeriana
achillea sublime senza fiori
non più
lasciano andare
alla pioggia
è un cambio
silenzioso.

Dentro, fuoco
lontano
va su
dalla strada
arrotonda
e scompare
non guarda la pioggia
ma in sé
e le gocce
e gli odori
gli alberi, asfalto
e fuoco
si lasciano
in pace
si lasciano andare.

14 novembre 2000

Aqua

mandala

Flessibile, caliginosa, certo mia
aqua, viridis sine motu sed
declamante a lungo quando,
dall’esistenza quasi offeso, volgo
occhi capelli emistichi
ad altre sfere, homo novo per cogitatione
resoluto con alma trepida fra questa
aqua
quae est in
leggibile discesa
in pozze di petali raccoglitori di luce
petali di tulipani
eloquenti
nelle selve d’orgasmo.

Angelo

angelo

Come se fosse angelo
conobbe il liquefarsi dei segni.
Poi sopravvisse — è vero,
ma alcuni dicono
di averla vista camminare
lenta
sul fiume nero
che non muta.

Sentierotto vago

earth

Non privo di villana beatitudo
che sale
incerto perde spesso
il senso; e viene e lo lascia
sentiero che salde non ha molte
le tracce dovrebbero mostrare
forse manca la fine
il luogo
si perde il segno che guida
quando riappare non si può
dire se
lo stesso ancora.
Sale
fine beatitudo ancora.

riguardo il cavaliere (povero) al cammino

cavallo in corsa

Del fiero cimiero è la chiusa che svela
agli inesperti del gioco del fato
il trepido parlar, l’insana cosa
e bella come il camminar sul ghiaccio,
il piccolo rumore che fa se passa
anch’egli meditando sul da farsi,

la cosina diteggiata sulla tastiera liscia
di violona appesa a contatto
non ruvido, ché scivola se vuole,
della spada, ancorotto del mondo,
fresco nell’aria appena domata
dalla luce

e sentirlo quando parla, la luna
scomparendo sull’albero laggiù, dove rimbomba
la voce e il passo e quant’altro
non ci dice, sapendo bene l’arte del narrare,
indubbiamente,
ora che dice
si vede e si capisce
il riso del cavaliere
povero. E non dispiace.

(la fiera antiquaria (di arezzo))

astratta

Quel rosso che esce senza soste
rotolando su fossette e a cascatine
la discesa a sola misura -
prende tutti i guizzi del sole
— i riflessi della luce, gli incerti
umori della gente, che vede
e non trasale, ma passa —
prende gli odori che stanno fermi
aspettando un passeggero non distratto
che li porti a spasso, che li voglia
senza chiedere molto, alla deriva
su di sé, e ancora scorre
tra i legni e gli ori
ammassati con una fretta
strana al luogo, sacro invero
e pronto
— pronto a cantare mille storie
andate o finte, che belle
lo sono ancor di più —
strano che il rosso
chi lo evita, chi lo guarda e non capisce
non si fermi, e costeggia
il melograno, anche,
piccolo con le foglie
inesistenti a marcare i frutti
che ondeggiano a mostrare una gioia
sulla piazza affollata
a quel passaggio un po’ alieno.

Qui il vecchio è di casa
ma non l’antico
un rosso antico non sempre ci lega
ed è giusto che i rumori
non portino disturbo,
non tocchino nulla e non
si sporchino i resti
di chi saltava il vermiglio—
quando ci scorre tra i piedi non riesce
facile toccarlo, sebbene
un tono di richiamo
duro
colpisca, e allora in fuga:
alla questua del gioiello
o di arcaico il mobile, il legno,
a nascondere la macchia
di chi ha toccato
con mano curiosa e fragile
quel piccolo scorrere.

Sull’alto della strada
finalmente cade
sul sangue suo
il sacrificio.